domenica 10 dicembre 2017

Metti un Natale...

Metti la redazione di un prestigioso quotidiano, dove lavora un giornalista molto speciale...


Aggiungi la curiosità di svelare i misteri che stanno dietro ai più bizzarri fatti di cronaca...


Condisci il tutto con il fascino della ricerca, l'ironia del protagonista, la realtà che supera la fantasia...


E avrai un romanzo esplosivo:


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mercoledì 6 dicembre 2017

Conosci gli sfronzi?

Si calcola che al mondo siano rimasti ormai poco più di 2 milioni di sfronzi. Una ridottissima percentuale che rischia l’estinzione, ma rischierebbe soprattutto di passare del tutto inosservata se in un determinato periodo dell’anno non uscisse allo scoperto con il suo comportamento anomalo e oppositivo, giudicato inappropriato e molesto dalla percentuale restante. Gruppo di minoranza, vede spesso suoi diritti calpestati, tant’è che per difenderli, è nata di recente una convenzione internazionale a cui hanno aderito molte nazioni, compresa l’Italia, che vanta nel suo piccolo un discreto numero di sfronzi. La loro diffusione infatti riguarda per lo più il mondo occidentale, dove questi esemplari vivono di solito ben adattati all’ambiente per quasi tutto il periodo dell’anno. Lo sfronzo, sensibilissimo all’inquinamento acustico e luminoso, sempre più intenso e capillarmente diffuso, nel mese di dicembre è viene colpito da una grave forma di intolleranza che ha notevoli ripercussioni sulla sua salute. È già verso metà novembre che lo sfronzo comincia a farsi insofferente. La sua pressione arteriosa sale, battito cardiaco e respiro si fanno più frequenti, il sonno comincia a diventare difficile. Con la fine del mese lo sfronzo ha già raggiunto il livello di guardia, e con la comparsa dei primi fronzoli luminosi appesi lungo i viali cittadini  si presentano gli attacchi di panico incontrollato. Nel corso della prima settimana di dicembre la pubblicità in tivù lo indispone e al contempo lo carica,  e gli attacchi si trasformano in attacchi d’ira.  I buoni sentimenti gli danno la nausea, il rosso squadernato lo offende,  gli ori e gli argenti lo accecano, le slitte lo inquietano e le renne, quelle vorrebbe cacciarle, e non esattamente a pedate. Ucciderebbe i babbi natale comuni, ma le babbe scosciate che ammiccano, quelle le piallerebbe col gatto delle nevi.


Non potendo sopprimerli per davvero, lo sfronzo trova gratificazione nella caccia al simulacro.
Munito di lanciafiamme, si aggira di notte nei quartieri periferici e fa strage dei babbi arrampicatori di ogni ordine e grado, che stiano scalando pareti condominiali o siano aggrappati ai balconi, insistendo con particolare ferocia sui babbi di piccole dimensioni che lavorano in squadra, o su quelli singoli ma con la divisa sporca dello smog di tutti i Natali passati a penzolare dai muri in periferia.


Compiuta la sua piccola missione, lo sfronzo torna a casa placato da un apparente senso di benessere che però dura poco, giusto fino alla notte successiva. (Nel corso degli ultimi anni infatti, a causa dell’attività notturna degli sfronzi, si è riscontrato un sensibile calo di presenze nella popolazione dei babbi arrampicatori). Secondo la convenzione internazionale, la presenza dello sfronzo andrebbe tutelata in quanto utile all’ecosistema, ma sull’argomento non tutti sono d’accordo; qui ci limiteremo a segnalare l’esistenza della specie in modo del tutto equanime, e a ricordare che gli sfronzi vivono perfettamente integrati nella comunità tanto da passare inosservati. Potreste averne uno che vive nel vostro stesso palazzo e non esservene mai accorti ( …vi è sparito qualche babbino? avete trovato della plastica fusa sul balcone al posto suo?) E se rientrando da una notte di baldoria vi capitasse di incrociare il vicino incappucciato che rincasa con un lanciafiamme sotto braccio, potreste con buona probabilità affermare di averne visto un esemplare in attività.

venerdì 1 dicembre 2017

Amarsi per amare


«Compiere scelte in favore della propria integrità, vuol dire poter contare su una maggior capacità di amare e di relazionarsi con gli altri, perché chi non teme di perdere se stesso, non rischia di ridurre gli altri a oggetto dei propri bisogni

La Dermoriflessologia dell’Archetipo prevede un approccio alla vita che attribuisce il massimo valore allo sviluppo della psiche individuale al fine di fare emergere l’identità autentica e dar voce al proprio insostituibile spirito.

Per maggiori informazioni: www.psicodermosomatica.it.