venerdì 17 novembre 2017

Un posto per giocare

Ti ci trovi per caso, magari tornando a piedi in albergo, perché forse, l’impegno di andartela a cercare non ce l’avresti messo. Eppure, guardando la targa, anche frustrato dalla lingua, capisci che quel Pàl Utca vuol dire che sei lì, sei nella Via Pàl, come i famosi Ragazzi del libro.


Certo, per averlo letto devi avere una certa età e  aver conosciuto le scarse alternative che avevano le generazioni  precedenti, ma insomma, anche solo quel titolo, qualche ricordo  te lo fa scattare. Un ricordo polveroso come  le copertine dei libri che forse non hai neanche letto e hai soltanto trovato in uno scatolone, ma insomma, I Ragazzi della Via Pàl, sono un pezzo di storia e una storia di bande. Bande di ragazzini inizio secolo.
C’è una lapide adesso nella Via Pàl, una targa  dedicata “a Ferenc Molnar, ai suoi ragazzi e ai ragazzi di tutte le periferie”. Quelli che cercano un posto per giocare, insomma.  Che lo cercavano allora e continuano a cercarlo adesso. In tutte le periferie del mondo. 
Perché essere ragazzini  è una faccenda  grossa. 
Infinita. Universale. 

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