venerdì 18 agosto 2017

Cetriolini d'estate

Giro di boa.
La metà di agosto è passata.
Sono stato diligente e ho ascoltato tutti i consigli degli esperti che pontificavano dalle rubriche dei telegiornali e dalle pagine degli inserti.
Consigli senza i quali sarei morto. 
Disidratato. Brasato da un colpo di sole. Autocombusto. 
Che se uno non li ascolta rischia di dimenticarsi di bere e di mangiare frutta e insiste col cinghiale arrosto e lo stracotto d'asino. 
Coi ciccioli di maiale intinti nella cioccolata calda. 
Si fa in bici la Piacenza Torino partendo alle due del pomeriggio.
In spiaggia si spalma di olio lampante e si sdraia direttamente sulla sabbia delle retrovie che a mezzogiorno è diventata vetro fuso.  
Si mette la tuta nera di poliestere felpato per andare a correre in tangenziale. 
Grazie, esperti, ci avete salvato.  
Mi avete salvato. 

Ma adesso mi sarei anche un po' rotto.  A questo punto vorrei vederla declinare questa estate che mi obbliga a stare in casa più di quanto non faccia in inverno e mi fa vivere in penombra, con le finestre chiuse e le persiane accostate quando fuori c'è il sole.


Mi sono rotto del sole perché il sole in estate è proibitivo. Mi sono rotto di respirare aria artificiale,
di vivere sotto vetro come un cetriolino,
rotto dei getti freddi che escono dai bocchettoni, in casa e in macchina.


Voglio guidare col gomito fuori. 
      


Più che altro voglio poter stare fuori, quando mi pare.  
    
E voglio picchiare chi scrive
che l'estate è sinonimo di vita all'aria aperta.

  

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