mercoledì 22 novembre 2017

Thriller stellato


5 stelle 
Sono rimasto letteralmente estasiato dalla capacità di sintesi. Già nelle prime righe, l'Autrice ha saputo esprimere tutta la sua competenza in materia. Adoro la letteratura noir e spesso mi è capitato di apprezzare opere intelligenti e appassionanti, ma stavolta, proseguendo la lettura, mi sono trovato davanti, proprio davanti, tutti i personaggi. E anche la casa di Aurora me la sono proprio goduta nei minimi particolari. Intrigante la scena del primo uomo ritrovato morto, che anticipa lo svolgimento di una storia curiosa e misteriosa. Gli ingredienti ci sono tutti e sono contento di aver trovato un gran bel romanzo. Testo originale, schietto e coinvolgente. Mi piace la capacità dell'Autrice nel descrivere i personaggi, il loro carattere e le loro aspirazioni.

5 stelle 
Un romanzo scritto in modo corretto e scorrevole. Ottimo l'inizio, che suscita attenzione e curiosità, dove l'autrice introduce i protagonisti e prepara i successivi sviluppi della storia. Non è facile presentare otto personaggi in poche pagine: forse non tutti sono tratteggiati da subito in maniera incisiva, ma pian piano ognuno di loro acquista spessore e diventa insostituibile. Divertente la scena con la possibilità per Lorenzo e Francesca di dover fare il viaggio fino a Brunico su un carro funebre... Ma non voglio svelare troppo di questo romanzo, perché è ricco di sorprese e colpi di scena, che sarebbe un delitto anticipare. A proposito di Brunico, trovo che sia un'ambientazione azzeccatissima per questa storia, e la casa di Aurora è descritta davvero in modo efficace. I dialoghi sono fluidi e ben equilibrati con il resto della narrazione. Mentre leggevo mi sono venute in mente storie memorabili come “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie e “Colpo di grazia” di Ellery Queen e questo mi fa pensare di aver trovato un romanzo davvero bello. Consigliato!

5 stelle 
Funziona questo romanzo dal titolo intrigante. Leggero, scorre bene e risulta semplice ma efficace. Tiene incollati alla lettura fino dalla prima all'ultima pagina. Complimenti!

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lunedì 20 novembre 2017

Promo d'Autunno


Quando fuori la temperatura scende, in casa cresce la voglia di calore, coccole e buone letture.
Cosa c'è di meglio che un bel camino acceso, una ciotola di pop corn e una tazza fumante per accompagnare una bella storia? Meglio ancora se questa storia fa anche un po' paura e magari parla di misteri soprannaturali e simboli arcani. Certo vogliamo essere catturati da personaggi interessanti e curiosi e non può mancare il protagonista che ci fa immedesimare e sognare...
E poi ci piace quando trionfa l'amicizia, per non parlare di quando sboccia l'amore...
Che ne dite, allora, di un bel mystery ambientato in montagna, a Brunico per la precisione, nel periodo freddo, con tanta neve, paesaggi suggestivi, un gruppo di amici in vacanza e misteriosi delitti da risolvere?

Per l'occasione, abbiamo pensato di fare una promozione speciale:
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venerdì 17 novembre 2017

Un posto per giocare

Ti ci trovi per caso, magari tornando a piedi in albergo, perché forse, l’impegno di andartela a cercare non ce l’avresti messo. Eppure, guardando la targa, anche frustrato dalla lingua, capisci che quel Pàl Utca vuol dire che sei lì, sei nella Via Pàl, come i famosi Ragazzi del libro.


Certo, per averlo letto devi avere una certa età e  aver conosciuto le scarse alternative che avevano le generazioni  precedenti, ma insomma, anche solo quel titolo, qualche ricordo  te lo fa scattare. Un ricordo polveroso come  le copertine dei libri che forse non hai neanche letto e hai soltanto trovato in uno scatolone, ma insomma, I Ragazzi della Via Pàl, sono un pezzo di storia e una storia di bande. Bande di ragazzini inizio secolo.
C’è una lapide adesso nella Via Pàl, una targa  dedicata “a Ferenc Molnar, ai suoi ragazzi e ai ragazzi di tutte le periferie”. Quelli che cercano un posto per giocare, insomma.  Che lo cercavano allora e continuano a cercarlo adesso. In tutte le periferie del mondo. 
Perché essere ragazzini  è una faccenda  grossa. 
Infinita. Universale. 

mercoledì 15 novembre 2017

La libertà di essere se stessi


Influenzati dalle opinioni comuni e schiacciati da una società massificatrice, si fa sempre più fatica a portare alla luce la propria vera essenza e a vivere in maniera autentica.
Ma è davvero un problema della civiltà attuale o in fondo è sempre stato così?
Liberarsi dai condizionamenti e scoprire il proprio genio è un'opera che richiede solerzia e coraggio e forse la pigrizia e la paura sono i principali ostacoli che si incontrano lungo il cammino, e che purtroppo fanno desistere la maggior parte delle persone.
L'argomento non è prerogativa della nostra epoca, tanto che il monito socratico «conosci te stesso» veniva pronunciato oltre 2.500 anni fa. Diciamo piuttosto che è una questione su cui i filosofi si sono interrogati dalla notte dei tempi.
Facendo un salto indietro nel tempo, un salto molto più corto di quello che ci porterebbe a incontrare Socrate, mi fermerei al 1874 per ascoltare quello che ha da dire in merito Friedrich Nietzsche nel suo saggio Schopenhauer come educatore.
Gli uomini ancor prima che pavidi sono pigri e soprattutto temono gli incomodi che procurerebbero loro una nudità e una sincerità incondizionata.
Fermo restando il problema di vivere una civiltà di massa, anche Nietzsche sottolinea il problema individuale, cioè di dover fare i conti con la propria pigrizia e con le proprie paure.
Soltanto gli artisti odiano questo incedere dolente, che ostenta maniere d'accatto e opinioni posticce, e svelano il segreto, la cattiva coscienza di ognuno, il principio cioè che ogni uomo è un miracolo irripetibile; essi soltanto osano mostrarci l'uomo nella sua peculiarità e unicità fin nel più piccolo movimento muscolare e, ancor più, osano mostrarci come, in questa rigorosa coerenza della sua unicità, è bello e degno di osservazione, nuovo e incredibile come ogni opera della natura, e niente affatto noioso.
Non è raro che molti pensatori di spicco si siano dimostrati dei solitari e talvolta persino dei misantropi, non celando affatto la loro avversione per gli altri uomini, e qui Nietzsche ne dà una possibile interpretazione.
Il grande pensatore che disprezza gli uomini, ne disprezza la pigrizia: poiché a causa di questa essi appaiono simili a prodotti di fabbrica, indifferenti, indegni di contatti e di ammaestramenti.
Com'è possibile, allora, smarcarsi da questa condizione che, oltre ad attirare la disapprovazione dei “grandi pensatori”, mantiene le persone nell'infelicità
Leggiamo la formula che suggerisce Nietzsche.
L'uomo che non voglia far parte della massa non ha che da smettere di essere accomodante con se stesso; segua piuttosto la propria coscienza che gli grida: «Sii te stesso! Tu non sei certo ciò che fai, pensi e desideri ora».
Ogni giovane anima sente ogni giorno e notte questo appello e ne trema; infatti presagisce, rivolgendo il pensiero alla sua reale liberazione, la misura di felicità destinatale dall'eternità; felicità che non riuscirà mai a raggiungere se incatenata dalle opinioni e dalla paura. E quanto assurda e desolata può divenire l'esistenza senza questa liberazione! Nella natura non c'è creatura più vuota e ripugnante dell'uomo che è sfuggito al suo genio e ora volge di soppiatto lo sguardo a destra e a sinistra, indietro e ovunque. Un tale uomo alla fine non lo si può neppure attaccare: è solo esteriorità senza nucleo, un marcio costume, pitturato e rigonfio, un fantasma agghindato che non può ispirate paura e tanto meno compassione.
La vita è troppo breve per essere sprecata senza aver individuato e percorso la propria strada.
La nostra straordinaria esistenza proprio nel suo ora ci dà forza più di ogni altra cosa a vivere secondo una legge e una misura nostra: quel qualcosa di inesplicabile per cui viviamo, proprio oggi, pur non avendo avuto il tempo infinito per nascere, per cui null'altro possediamo se non un oggi brevissimo e in esso dobbiamo mostrare perché e a che scopo siano nati proprio ora. Noi siamo responsabili davanti a noi stessi della nostra esistenza; quindi vogliamo essere i veri timonieri di questa esistenza e non permettere che assomigli a pura accidentalità senza pensiero. Con la vita bisogna saper trattare con audacia, esponendosi al rischio: tanto più che, sia nel migliore che nel peggiore dei casi, la perderemo. Perché, allora, essere attaccati a questa zolla, a questo mestiere, perché drizzare le orecchie per sentire ciò che dice il prossimo? È così provinciale sentirsi vincolati a opinioni che a distanza di qualche centinaio di miglia già non sono più vincolanti. Oriente e occidente sono segni di gesso che qualcuno traccia davanti ai nostri occhi per prendersi gioco della nostra pavidità. «Voglio tentare di raggiungere la libertà», si dice la giovane anima: ed ecco che dovrebbero impedirglielo due nazioni che per caso si odiane e si combattono, o un mare che divide due continenti, o il fatto che ovunque si insegna una religione che duemila anni fa ancora non esisteva. «Tu non sei tutto questo», si dice la giovane anima. «Nessuno può costruirti il ponte sul quale tu devi attraversare il fiume della vita, nessuno se non tu stessa. Ci sono sì infiniti sentieri e ponti e semidei pronti a portarti oltre il fiume; ma solo al prezzo di te stessa: tu daresti in pegno te stessa e ti perderesti. Nel mondo esiste una sola strada che nessuno, se non tu, può percorre: dove conduce? Non domandare, ma seguila!».
Anche Nietzsche, però, riconosce la difficoltà di intraprendere un simile percorso.
Ma come possiamo ritrovare noi stessi? Come può l'uomo conoscersi? È una cosa oscura e velata; e se la lepre ha sette pelli, l'uomo può toglierne sette volte settanta e neppure allora potrà dire: «questo ora sei realmente tu, non è più scorza». Inoltre, scavare se stessi in questo modo e profondare così per la via più diretta nel pozzo della propria esistenza, è un inizio tormentoso e azzardato. Con facilità ci si possono produrre delle ferite che nessun medico può sanare. E per giunta: a che scopo ciò sarebbe necessario, quando tutto testimonia del nostro essere: le nostre amicizie e le nostre inimicizie, il nostro sguardo, la nostra stretta di mano, la nostra memoria e ciò che dimentichiamo, i nostri libri e i tratti della nostra penna.
Ma ecco il mezzo per realizzare l'interrogatorio più importante. Guardi la giovane anima indietro nella propria vita, e si chieda: che cosa hai veramente amato, che cosa ha attratto la tua anima, che cosa l'ha dominata e allo stesso tempo resa felice? Allinea davanti a te questi venerati oggetti ed essi, forse, con il loro essere e la loro successione, ti daranno una legge, la legge fondamentale di te stesso. Confronta questi oggetti e osserva come l'uno completi l'altro, lo ampli, lo superi e lo trasfiguri fino a formare una scala su cui tu finora ti sei arrampicato alla conquista di te stesso; la tua vera essenza infatti non sta profondamente celata dentro di te, ma smisuratamente al di sopra di te o, almeno, al di sopra di ciò che tu sei solito considerare il tuo io.
I tuoi veri educatori e formatori ti svelano il senso originario e la materia fondamentale del tuo vero essere, qualcosa che non si può assolutamente educare né formare: i tuoi educatori non possono essere nient'altro che i tuoi liberatori. E questo è il segreto di ogni formazione: essa non dà membra artificiali, nasi di cera, occhi occhialuti, doni che solo la falsa immagine dell'educazione può dare. Essa è vera liberazione, rimozione di tutte le erbacce, rifiuti e parassiti che minacciano i delicati semi delle piante, è emanazione di luce e calore, tenero scroscio di pioggia notturna, essa è imitazione e venerazione della natura, quando questa si mostra materna e misericordiosa, e ne è perfezionamento, quando ne previene gli attacchi terribile e spietati volgendoli al bene, quando stende un velo sulle manifestazioni del suo animo matrigno e della sua triste follia.
Certo esistono altri mezzi per ritrovarsi, per rinvenire dall'intontimento in cui, come in una fosca nube, si vive normalmente: io però non conosco nulla di meglio che ricordarsi dei propri educatori e formatori.
Gli educatori e i formatori sono, ovviamente, le persone, le letture e le fantasie che ci hanno catturato, ammaliato e ispirato. Se sapremo trovare queste luci nella nostra vita, essi ci guideranno come fari nella nebbia verso la realizzazione della nostra vera essenza.

 Friedrich Wilhelm Nietzsche 1844 - 1900

lunedì 13 novembre 2017

Il merlo e la bimba che distillava storie


Dopo il grande interesse suscitato da Maranero, scarafaggio musicista, Patrizia Pinto si cimenta con un nuovo libro: Il merlo e la bimba che distillava storie.
Una favola magica dedicata ai bambini, ma che riesce a incantare anche gli adulti, risvegliando il bambino che è in ognuno di noi.
La storia parla dell'incontro di un piccolo merlo con Dora, una bambina capace di estrarre storie da tutto ciò che la circonda, attraverso l'utilizzo di un alambicco speciale. Questo alambicco magico è capace di trasformare un oggetto materiale in immagini e parole che ne riveleranno le vicende. Il merlo e Dora passeranno il pomeriggio a cercare oggetti perduti, dimenticati o intenzionalmente gettati per poter dar loro poi la possibilità di raccontarsi. Il merlo imparerà, così, ad ascoltare il mondo che lo circonda non solo con le orecchie ma anche con il cuore.
Scritto e illustrato da Patrizia Pinto.
Link per l'acquisto:

mercoledì 8 novembre 2017

Analfabetismo funzionale


Fino a qualche anno fa, conoscevamo l'analfabetismo come strutturale o come di ritorno.
Il primo è frutto dell'assenza di scolarizzazione e si identifica con l'incapacità di scrivere e leggere, il secondo deriva dal non utilizzo delle nozioni acquisite durante gli anni di scuola, con conseguente perdita delle suddette capacità.
Oggi, però, assistiamo a una nuova forma di analfabetismo, che viene definita funzionale. L'analfabetismo funzionale si traduce nell'incapacità di comprendere testi semplici e di elaborare le informazioni lette o sentite in pensiero critico.
Secondo il Rapporto nazionale sulle competenze degli adulti, stilato dall'ISFOL, la maggioranza degli italiani tra i 16 e i 65 anni si colloca a un livello piuttosto basso (2 su 5), dove le prestazioni riguardano la lettura e la comprensione di testi molto semplici.
Questo vuol dire, per esempio, che molti non sono in grado o fanno fatica a capire i libretti di istruzione, non riescono a valutare le notizie che leggono e mancano di competenze intellettuali utili ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Piuttosto che scoraggiarci di fronte a questi dati, cerchiamo di sviluppare e affinare le nostre competenze e qualità.
Come?
Dedicandoci ad attività quali: leggere, informarsi in maniera attenta e critica, imparare cose nuove, studiare anche al di fuori dei tradizionali percorsi di formazione, abituarsi a pensare e ragionare in maniera autonoma, confrontarsi con le altre persone in modo costruttivo, dedicarsi ad attività creative (musica, arte, eccetera), coltivare hobby e interessi vari...

sabato 21 ottobre 2017

Quando il superfluo diventa necessario

«Alcuni si immergono nei piaceri e, abituatisi, non ne possono più fare a meno e sono davvero infelici perché arrivano al punto che per loro il superfluo diventa necessario.»
Seneca

lunedì 16 ottobre 2017

Cristóbal Colón

Eh? Ma come? Il 12 ottobre è passato via così? Neanche un doodle
Non c’è giorno che, aprendo il computer, Google non mi accolga col suo teatrino mobile, e il 12 ottobre calma piatta? Un anniversario che è vanto nazionale, e che stavolta era quasi cifra tonda… insomma, cinquecentoventicinque anni, niente? La scoperta dell’America non fa testo...
A volte accendi e trovi i fuochi d’artificio, ci vai sopra col cursore e leggi: settantatreesimo anniversario della nascita di Winkle Sprout! Ok… chicazzé? L’inventore delle candeline che non si spengono. Va bene.

Il 12 ottobre neanche una caravellina.

E pensare che in Spagna è festa nazionale. Descubrimiento de América, dicono. Eccerto,  son convinti che Cristoforo Colombo sia loro…






giovedì 12 ottobre 2017

Thrilleratemi a dovere

Il  thriller è un genere che piace tantissimo, e a giudicare dal numero di nuovi autori che trovano spazio ogni anno sembra che piaccia sempre di più. Vorrà dire qualcosa? 


Be’, si sa che certi fenomeni sono segni dei tempi, come l’esplorazione dell’irrazionale nei tempi di crisi, ma questo genere tiene bene da sempre, e nemmeno è così facile stabilire quando sia nato (comunque, sapere qual è stato il primo thriller ci importa davvero? Scava scava ci sarà sempre qualcuno che riesce a tornare più indietro. Tipo l’Odissea. O la Bibbia).

Il genere continua ad avere successo perché all’appassionato di thriller, il brivido non basta mai. È quello, è il brivido che si cerca? Anche qui, per trovare la risposta si sono spesi in tanti, invocando la scienza, indagando le reazioni tra il piacere e la paura. Provare paura fa piacere, dicono gli esperti, come praticare sport estremi (perché ci sono i tipi da leggo-un-thriller e ci sono i tipi da mi-butto-col-parapendio), e leggere qualcosa di agghiacciante ci permette di provare la paura nei suoi dettagli più atroci, ma osservando da lontano. Ci mostra cose che normalmente non vedremmo,  e che stranamente ci attirano. Ma perché ci attirano? Bah, qui le risposte possono essere tante e del tutto personali.                                                
Perché la vita è noiosa e le emozioni sono poche.                                                            
Perché il nostro noioso stare seduti in poltrona a leggere ci sembra confortevole se messo a  confronto con lo stare legati e imbavagliati dentro a un pulmino volkswagen. E questo ci conforta.
Perché il thriller è una corsa contro il tempo e ci piace che a correre sia un altro.               
Perché  l’essenza del thriller è  il caos, e noi vogliamo che alla fine si ristabilisca l’ordine.            
Perché ci piace la suspense, capire che sta per succedere qualcosa, ma senza sapere né cosa né quando.                                                                                                                      
Perché ci piace quella sorta di rituale profano  che si officia attorno alla vittima per allontanare le forze del male e riportare il bene all’interno di una comunità sconvolta.
Perché ci piace farci i fatti degli altri, anche di quelli che sembrano normali e invece hanno diciassette donne sepolte in giardino.
                                                                                                       
Ma  siccome non voglio dilungarmi né generalizzare sui processi che portano alle scelte di ognuno di fronte allo scaffale dei libri, vi dico - anche se non ve ne importa niente - perché e come  i thriller piacciono a me. Sono autoreferenziale? Sì. Infatti scrivo su un blog mica su una rivista divulgativa.
Ovviamente, al momento della scelta non so se il romanzo mi piacerà, mi devo far guidare da qualcosa: recensioni, copertina, parole chiave, istinto. Delle quattro, il criterio che funziona di più è l’istinto. Anche il titolo fa la sua parte, ma deve stare su una copertina che mi intriga. Con me funziona la neve. Mettetemi la neve in copertina e già avrete la mia attenzione (le piste da sci non funzionano). Neve. Inverno. Boschi. Freddo. Alberi spogli. 

Devo incarnare il modello del lettore medio, perché  la narrativa nordica è quella che ha più successo. 
Oppure le paludi. Putride e melmose, oppresse dalle mangrovie, sono un altro richiamo irresistibile. Panorami distanti dai nostri, in ogni caso. Un analista avrebbe la sua da dire: neve, candore, innocenza, bla bla, paludi, inconscio, rimorsi, timori…

Ho letto che diventa bestseller la storia che sa cogliere un timore universale. Può essere.

Secondo me diventa bestseller la storia che ha  più spinta pubblicitaria, ma questo è un altro discorso...

mercoledì 11 ottobre 2017

Una macchia gialla


Ci sono pittori che trasformano il sole in una macchia gialla, ma ci sono altri che con l'aiuto della loro arte e della loro intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.
Pablo Picasso

giovedì 5 ottobre 2017

Siamo tutti sognatori


L'interesse per i sogni è materia antica. Dai tempi biblici alla moderna psicanalisi, lo studio dei contenuti onirici ha sempre rivestito, e continua a rivestire, un ruolo di rilievo.
Che tutti sogniamo è ormai cosa nota, ma alcuni ricordano i sogni con facilità e altri no.
Perché ciò avviene?
Molto dipende dal cervello, e per la precisione dalla corteccia prefrontale mediale e la giunzione temporo-parietale, quella coinvolta nei processi si attenzione verso gli stimoli esterni, come ha dimostrato l'equipe di neuroscienziati dell'Institut national de la santé et de la recherche médicale di Lione.
I ricercatori, misurando l'attività cerebrale di un gruppo di 41 persone (di cui 21 ricordavano in media circa cinque sogni a settimana e gli altri 20 soltanto due al mese), hanno messo in luce che coloro che ricordano meglio, hanno un'attività più intensa delle suddette aree cerebrali sia da svegli sia durante il sonno. In conclusione, pare che chi ricorda molti sogni lo debba al fatto di essere maggiormente reattivo agli stimoli ambientali quando è sveglio.
La ricerca sembra, dunque, confermare il principio, comune ad alcune tradizioni sciamaniche e alla Dermoriflessologia, secondo il quale la capacità di sviluppare l'attenzione in stato di veglia potenzia anche l'attività onirica e la memoria dei sogni.

Per saperne di più:
Il meraviglioso potere dei sogni 
Il potere dei sogni e la Dermoriflessologia

domenica 1 ottobre 2017

Libertà è...


"La libertà è la possibilità di dubitare
la possibilità di sbagliare
la possibilità di cercare, di esperimentare
di dire no a una qualsiasi autorità
letteraria, artistica, filosofica, religiosa,
sociale, e anche politica."

Ignazio Silone

sabato 30 settembre 2017

Voglia o paura?


"L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura.
Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi…”

Erich Fromm

mercoledì 27 settembre 2017

Ognuno ha una favola dentro di sé


Ognuno ha una favola dentro,
che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che,
con la meraviglia e l'incanto negli occhi,
la legga e gliela racconti

Pablo Neruda

martedì 26 settembre 2017

Fare come gli alberi

 
Fate come gli alberi: cambiare le foglie e conservate le radici. 
Quindi cambiate le vostre idee, ma conservate i vostri principi.
Victor Hugo

sabato 23 settembre 2017

Pulizia della pelle



La pelle è esposta quotidianamente a polveri e germi, che si mischiano al sebo e al sudore, alterandone l’equilibrio. Pulirla vuol dire preservarne le condizioni ottimali, prevenire il deposito di batteri e impurità, evitare gli accumuli di sebo e cellule morte. È importante, però, scegliere prodotti delicati, adeguati al proprio tipo di pelle e quanto più possibile naturali, per non incorrere nell’effetto opposto. Una detersione eccessiva o aggressiva rischia di rimuovere il sottile strato che la protegge, provocando inaridimento e rendendola più sensibile e soggetta alle infiammazioni. Dopo il lavaggio è consigliabile stendere un olio o una crema, da scegliere in funzione alle caratteristiche della propria cute.
Saltuariamente si può praticare una pulizia più profonda ad azione esfoliante per rimuovere le cellule morte che si accumulano nell’epidermide, per favorire il rinnovamento cellulare. Si può preparare uno scrub semplice e naturale usando il sale fino e lo zucchero, da miscelare con miele e olio e arricchire con oli essenziali.
Per ogni cucchiaio di sale e zucchero ne occorre almeno uno di miele e uno di olio, mentre di essenza ne bastano due gocce. Ovviamente il quantitativo sarà in funzione della parte di pelle da trattare, un cucchiaio per il solo viso, due o tre per il corpo. Il composto si applica sempre sulla cute bagnata o inumidita, si massaggia delicatamente per qualche minuto e si sciacqua bene con acqua tiepida.

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venerdì 22 settembre 2017

Le vitamine amiche della pelle


Vitamina A 
presente in forma di caroteni o betacaroteni, nelle sostanze di origine vegetale (carote, pomodori, zucche, arance) e in forma di retinolo, in quelle di origine animale (fegato, tuorlo d'uovo, latticini). Mantiene la pelle idratata ed elastica, contrasta l’invecchiamento, possiede proprietà antidegenerative e favorisce la cicatrizzazione. Interviene nella cura di alcune malattie, come l’acne, l’impetigine, gli eczemi, la psoriasi.

Vitamina B1 
possiede un’azione benefica sul sistema nervoso e combatte gli aspetti negativi dello stress, contribuisce al benessere della pelle e facilita la guarigione dell’herpes. Le fonti più importanti di questa vitamina sono il lievito di birra, il germe di grano, la crusca cruda e i cereali integrali.

Vitamina B2 
provvede al mantenimento del tessuto cutaneo e alla regolazione del sebo, è curativa nelle affezioni della bocca, delle labbra e della lingua. Viene sintetizzata in piccola quantità dalla flora batterica intestinale, si trova nei pesci grassi, nei latticini, nel tuorlo d’uovo, nel lievito di birra, nel germe di grano e nei frutti oleosi.

Vitamina B3 
stimola la produzione del film lipidico, previene la caduta dei capelli, è disintossicante, aiuta il buon funzionamento del sistema nervoso e serve per combattere lo stress. Si trova nelle carni bianche, nelle uova, nel tonno, nella crusca di grano, nelle mandorle, nei datteri, nei fichi e nel lievito di birra.

Vitamina B5
ha proprietà antinvecchiamento, favorisce la cicatrizzazione, combatte lo stress e l’affaticamento, migliora l’intero sistema immunitario. È presente in numerosi alimenti, tra cui: funghi secchi, lievito di birra, uova, legumi, frutta secca, avocado, datteri, miglio, cavolfiore, aglio, miele.

Vitamina B8
è la vitamina di pelle e capelli. Aiuta a prevenire e contrastare la perdita di capelli (alopecia), l’incanutimento precoce, la dermatite seborroica (pelle secca), l’acne, gli eczemi, la foruncolosi, l’affaticamento e l’anemia. Presente in piccole quantità in molti alimenti d’origine sia animale che vegetale e nel lievito di birra.

Vitamina B9 
ritarda l’incanutimento dei capelli e partecipa alla formazione dei globuli rossi. Si trova nei seguenti alimenti: ortaggi a foglia (tipo spinaci), broccoli, riso, pane, biscotti, fegato, frutta secca in guscio (tipo mandorle e noci), legumi, arance, cioccolato.

Vitamina C 
è un potente antiossidante, contrasta l’azione dei radicali liberi, stimola la formazione di collagene, ritarda l’invecchiamento, migliora la microcircolazione, è antinfiammatoria, stimola la rigenerazione dei tessuti (anche in caso di ferite e scottature), contrasta gli effetti negativi dello smog e del tabacco. È largamente diffusa negli alimenti di origine vegetale, soprattutto negli agrumi, nei kiwi, nei pomodori, nei peperoni e negli ortaggi a foglia verde.

Vitamina E
possiede proprietà antiossidanti in grado di proteggere le cellule e i tessuti dall’azione dei radicali liberi (contrastando gli effetti nocivi dello smog e del fumo di sigaretta), è una delle sostanze principali che agisce contro l’invecchiamento, aiuta l’idratazione della pelle e la protegge dai danni provocati dal sole. È contenuta nei seguenti oli vegetali (purché ottenuti per spremitura a freddo): germe di grano, nocciola, semi di girasole, mandorla, oliva, mais, semi di lino, arachide, noce, soia, cocco. Inoltre si trova nelle mandorle, nelle noci, nelle nocciole, nei pinoli, nelle arachidi, nella salvia, nelle uova di pesce, nelle olive, nella curcuma, nel tuorlo dell’uovo, eccetera.

Se vuoi saperne di più...

Dopo le vacanze, è il momento ideale per prendersi cura della propria pelle.
Per questo abbiamo deciso di fare un'offerta eccezionale.


L'ebook Se la pelle potesse scegliere è in promozione da venerdì 15 a venerdì 23 settembre a € 0,99 (al posto di € 3,99).

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Primo giorno d'autunno

Inauguriamo questo primo giorno d'aututto con una poesia.

Cadete foglie, cadete fiori e svanite,
notte distenditi, accorciati giorno,
ogni foglia mi parla di pace soave
staccandosi con un sussurro dall’albero autunnale.

Emily Brontë

mercoledì 20 settembre 2017

Il Varco a 5 stelle

I lettori del nuovo libro di P. M. Mucciolo premiano il romanzo con 5 stelle.
Vi offriamo una selezione di recensioni.
 
5 stelle
Se mi si chiedesse in quale categoria classificare questo romanzo non saprei cosa fare. Inizialmente credevo di aver sotto mano un fantasy, ma man mano mi sono dovuto ricredere fino all'inaspettato finale che ribalta ogni possibile definizione espressa fino a quel momento.
Decisamente un bel libro, scritto bene, scorrevole e, il che non guasta di certo, fonte infine di profonde riflessioni.
Ne consiglio vivamente la lettura, personalmente dopo averlo letto ho acquistato anche gli altri due della stessa autrice nella speranza che siano all'altezza e che mi diano altrettante emozioni di questo.


5 stelle
Uno stile di scrittura brillante che cattura dalla prima all'ultima pagina. Un romanzo ai confini della realtà e con un finale davvero sorprendente. Anche i personaggi non deludono, sono ricchi, fantasiosi e tridimensionali. Insomma, una storia con la S maiuscola, di quelle che non si scordano tanto facilmente e ti lasciano qualcosa di bello nell'anima.
Della stessa autrice ho letto anche Le ombre azzurre e Abel e ormai posso dire che è una garanzia!
Consigliatissimo.


5 stelle
Una piccola rivelazione, un gioiellino. Una storia inconsueta e sfaccettata, raccontata con tono brillante - difficile da trovare in giro - una scrittura efficace che ti sbatte sulla scena ma al contempo te la illustra con misura. Personaggi originali e un protagonista di spessore (grazie, siamo stufi degli stereotipi), che si muovono in ambienti molto diversi ma sempre in uno scenario suggestivo. Battute argute, ma anche la giusta introspezione. Un viaggio che porta (più che) lontano, la paura in tante forme, una missione estrema da svolgere fino in fondo e poi, a finale raggiunto, una prospettiva che si ribalta. Altro? Sì, la prospettiva che si ribalta ancora...


Lo trovi su:
Ibs
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lunedì 18 settembre 2017

Pelle e cervello sono gemelli


La pelle e il sistema nervoso, nell’embrione, originano entrambi dall’ectoderma, ovvero da cellule madri identiche.
Pelle e cervello sono dunque strettamente collegati e da ciò è facile dedurre l’enorme importanza che la pelle e il tatto rivestono non soltanto per la nostra componente biologica, ma anche per quella psicologica ed emotiva.
Il senso associato alla pelle, il tatto, è il primo a manifestarsi fin dalle fasi più precoci dello sviluppo prenatale. Inoltre, avendo il medesimo substrato biologico, la pelle e il sistema nervoso mantengono profondi rapporti di interconnessione anche dopo la nascita. È proprio attraverso le stimolazioni tattili che i bambini acquisiscono la percezione della propria identità corporea, base per la costituzione di una personalità autonoma e per un sano sviluppo fisico, emotivo e comportamentale.
La pelle manda continuamente messaggi alla corteccia cerebrale e questa massa di informazioni gioca un ruolo fondamentale nel concetto che abbiamo di noi stessi e nella capacità di essere ciò che siamo.

E a settembre, dopo le vacanze, è il momento di prendersi cura della propria pelle.
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domenica 17 settembre 2017

E dopo le vacanze?


"Il buon lettore aspetta le vacanze con impazienza. Ha rimandato alle settimane che passerà in una solitaria località marina o montana un certo numero di letture che gli stanno a cuore e già pregusta la gioia delle sieste all’ombra, il fruscio delle pagine, l’abbandono al fascino d’altri mondi trasmesso dalle fitte righe dei capitoli."
Italo Calvino

E adesso che le vacanze sono finite? Oh be'... si legge bene anche in treno, sul divano, in metropolitana, al parco, durante la pausa pranzo, a letto, sul tavolo della cunica mentre aspettiamo il caffè, in aereo... chi ama i libri, legge ovunque.

sabato 16 settembre 2017

Conoscere la pelle


La pelle è il più grande organo del corpo umano, rappresenta circa il 16% del peso corporeo e nell’adulto ha una superficie compresa tra 1,5 e 2 metri quadrati.
La pelle si divide in tre strati:
  • epidermide
  • derma
  • ipoderma
Lo strato epidermico, il più superficiale, si rinnova completamente ogni 4 settimane. A questo apparato appartengono anche le strutture cornee, come peli, capelli e unghie, e i milioni di ghiandole sudoripare e sebacee. La pelle è riccamente vascolarizzata da vasi sanguigni e linfatici ed è abbondantemente innervata. Sono presenti recettori tattili, pressori e terminazioni nervose libere. Queste ultime vengono utilizzate anche come sensori del dolore e per la percezione del caldo e del freddo.
Se tutto ciò non bastasse a generare ammirazione e meraviglia, aspetta di leggere il libro Se la pelle potesse scegliere.


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venerdì 15 settembre 2017

Uso alternativo della lettura


A tutti noi è capitato, leggendo un libro, di imbatterci in una frase che abbiamo considerato memorabile, incisiva, speciale. Qualcosa in quel brano ci ha colpito e fatto riflettere oppure ci è sembrato che descrisse con sintetica precisione uno stato d'animo o un concetto per noi importante.
E per chi ama molto leggere, di queste occasioni ne capitano tante. Troppe, perché queste frasi possano rimanere a portata di memoria.
E allora come fare per non perdere le nostre personali perle di saggezza?
Un'idea è quella di fare un uso alternativo della lettura e tenere un taccuino a portata di mano per riportare tutti i brani e le citazioni che hanno fatto breccia nel nostro cuore o nella nostra mente.
Scopriremo, così, che il famoso taccuino dello scrittore, quello che l'autore porta sempre con sé per fissare le idee estemporanee, può diventare un pregevolissimo taccuino del lettore.

giovedì 14 settembre 2017

Il vestito più prezioso

La pelle è il primo e miglior vestito che ci è stato donato dalla natura, è l’unico che non abbiamo mai bisogno di cambiare, perché cresce con noi, si adatta alle nostre forme e dimensioni, non è mai troppo corto o lungo, troppo largo o stretto. Partecipa a ogni istante della nostra esistenza, si emoziona con noi, ride e piange insieme a noi. Riveste il corpo dalla testa ai piedi, protegge ciò che sta all’interno, è un termoregolatore eccezionale, è dotato di un valido sistema immunitario, permette all’organismo di eliminare le sostanze di scarto, svolge attività metaboliche e riceve innumerevoli stimoli dall’esterno.
Anche se talvolta viene data per scontata, la pelle è fondamentale per il nostro sistema di sopravvivenza!

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lunedì 11 settembre 2017

Marcel Proust e la lettura


"Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso."

"Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuti tanto pienamente come quelli che abbiamo creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto… ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono."

Marcel Proust

giovedì 7 settembre 2017

Leggere fa bene al cervello


Chi ama leggere, lo fa e basta, non ha bisogno di grandi incentivi. Ma può far piacere, sapere che questa attività amena, interessante, arricchente, piacevole, rilassante e stimolante possiede anche più di un'influenza biologica positiva sul cervello.
E chissà che questi “effetti collaterali” della lettura non stimolino anche gli altri...

Leggere crea nuova materia bianca per il tuo cervello 
Di sicuro fino ai 25 anni, ma non è escluso che il processo possa proseguire, leggere modifica il tessuto cerebrale in modo positivo, aumentando la materia bianca, permettendo di migliorare l'apprendimento e l'autocontrollo. A lungo considerata un tessuto passivo, in realtà, la materia bianca influisce attivamente sul modo in cui il cervello impara, controllando i segnali condivisi fra neuroni e coordinando il lavoro delle diverse regioni cerebrali.

Leggere crea nuove connessioni per il tuo cervello 
Leggere un romanzo può indurre cambiamenti nel cervello durante e dopo la lettura, infatti le connessioni interne alla corteccia temporale sinistra (ossia l'area associata al linguaggio, all'uso dei simboli, alla logica e alla capacità di astrazione) vengono rafforzate per molti giorni.

Leggere migliora la memoria 
La lettura coinvolge molte funzioni cerebrali, dai processi visivi a quelli uditivi, dalla consapevolezza fenomenica alla comprensione. Questa attività dà al cervello più tempo per fermarsi, pensare, processare e immaginare quello che leggiamo e quindi migliora l'attività cerebrale e aiuta a mantenere la memoria più allenata.

Leggere aumenta i tempi di attenzione 
L'attenzione è la grande “malata” di questa società in cui il tempo è sempre troppo poco e le persone faticano a soffermarsi più di qualche minuto sulle notizie. La buona notizia, però, è che leggere incrementa i tempi di attenzione, perché favorisce la capacità di rimanere concentrati e attenti per un intervallo temporale più esteso. Inoltre, in considerazione della struttura dei testi di narrativa, che prevedono un inizio, una parte centrale e una conclusione, leggere incoraggia il cervello a pensare in sequenza, piuttosto che saltare da una perte all'altra.

Leggere migliora l'attività senso-motoria 
La lettura migliora l'attività senso-motoria primaria, perché accresce la corrispondente regione del cervello, ossia il solco centrale. Durante la lettura, i neuroni di quest’area si attivano per creare una sensazione che ci permette di relazionarci con il testo, non come se stessimo soltanto leggendo, ma come se vivessimo e provassimo le esperienze e le sensazioni descritte. È grazie a questa funzione cerebrale che possiamo immedesimarci nei personaggi, pensare e sentire come loro, vivere le stesse avventure. E leggere rafforza e sviluppa questa funzione.

E adesso scusate, devo andare a leggere...

mercoledì 6 settembre 2017

Incontrare gli Archetipi


L'Innocente, l'Orfano, il Guerriero, l'Amante, il Cercatore, il Saggio, il Folle, l'Alchimista.
IL VIAGGIO DELL'EROE 
Incontrare gli archetipi è un modo per arredare, valorizzare e impreziosire il nostro mondo interiore ed è un lavoro che prosegue per tutta l'esistenza.

mercoledì 30 agosto 2017

Archetipi e dintorni


Innocente, Orfano, Guerriero, Amante, Cercatore, Saggio, Folle, Mago...
Non succede quasi mai di lasciarsi completamente alle spalle un archetipo per marciare verso quello successivo. Di solito, continuiamo ad affinare gli insegnamenti relativi a ogni stadio man mano che accumuliamo esperienze. E i livelli più profondi di comprensione rispetto a ciascun archetipo dipendono dall'intensificarsi del nostro apprendimento negli altri.

lunedì 28 agosto 2017

Tra lotta e successo cosa scegli?



Romantica la figura del guerriero: l’eroe valoroso che affronta i nemici e li sconfigge, che lotta per la libertà, l’amore, la dignità, che combatte per i propri sogni, la propria terra, la famiglia, gli ideali. Romantica sì, ma a volte fuorviante. Perché, se è vero che nelle favole l’eroe-guerriero corrisponde al vincitore, nella realtà il binomio molte volte si spezza.
Non sempre chi lotta vince e spesso chi ha successo non combatte o lo fa molto meno di quanto si possa immaginare. Quando apriamo gli occhi su questa verità, anche per un solo istante, avvertiamo tutto il peso della lotta gravare su noi e ci accorgiamo con sgomento di essere stanchi di combattere.
Giunge allora il momento in cui ci guardiamo intorno e iniziamo a osservare gli amici, i genitori, i parenti, i colleghi, i vicini di casa. Osserviamo la gente e, già che ci siamo, includiamo anche noi nell’esame. E che cosa vediamo? Persone che lottano in continuazione e altre che hanno successo.
Sembra incredibile!
Così ci avviciniamo un po’ per guardare meglio.
Che cosa fanno le persone che lottano?
Lottano per imparare, per emergere, per trovare un lavoro, per difendersi, per arrivare alla fine del mese, per costruire una relazione sentimentale, per conquistare un posto nel mondo, lottano per migliorare, per esprimersi, per dimostrare chi sono e quanto valgono. La lotta è la loro condizione d’esistenza. E può arrivare un tempo in cui si sentono stanchi di dover sempre lottare.
E le persone che hanno successo, che cosa fanno? 
Hanno successo negli studi, in amore, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nei progetti che decidono di mettere in atto. Hanno successo sempre.
L’esperimento ci appare sconfortante e, onestamente, la seconda categoria ci fa anche un po’ invidia?
D’accordo, torniamo a osservare con maggior attenzione per scoprire se ci è sfuggito qualcosa: forse abbiamo sottovalutato le lotte di chi ha successo? O forse non abbiamo calcolato qualche inevitabile sconfitta sulla sua strada?
Eppure, anche durante la seconda rassegna, qualcosa non torna: le persone che hanno successo lottano molto meno di quelle che lottano e basta. Perché?
Come fanno ad avere successo senza lottare? 
Ecco, il punto è proprio questo: hanno smesso di lottare e hanno scelto il successo.
Cerchiamo, allora, di capire che cosa vuol dire scegliere una vita di successo al posto di una vita di lotta incessante.
Per farlo, dobbiamo rispondere a una domanda: che cosa spinge il guerriero a lottare? 
Fin qui è facile: la percezione di pericolo.

Per saperne di più: Guerrieri stanchi di lottare di Samantha Fumagalli
 

Link per l'ebook:

Link per il libro:

lunedì 21 agosto 2017

La storia del mondo


Nella musica, così come nella scrittura e in ogni forma d'arte, bisogna restare unici, cercare la disciplina nella libertà, «senza - come scrisse Claude Debussy - ascoltare i consigli di nessuno se non quelli del vento che passa e ci racconta la storia del mondo».

venerdì 18 agosto 2017

Cetriolini d'estate

Giro di boa.
La metà di agosto è passata.
Sono stato diligente e ho ascoltato tutti i consigli degli esperti che pontificavano dalle rubriche dei telegiornali e dalle pagine degli inserti.
Consigli senza i quali sarei morto. 
Disidratato. Brasato da un colpo di sole. Autocombusto. 
Che se uno non li ascolta rischia di dimenticarsi di bere e di mangiare frutta e insiste col cinghiale arrosto e lo stracotto d'asino. 
Coi ciccioli di maiale intinti nella cioccolata calda. 
Si fa in bici la Piacenza Torino partendo alle due del pomeriggio.
In spiaggia si spalma di olio lampante e si sdraia direttamente sulla sabbia delle retrovie che a mezzogiorno è diventata vetro fuso.  
Si mette la tuta nera di poliestere felpato per andare a correre in tangenziale. 
Grazie, esperti, ci avete salvato.  
Mi avete salvato. 

Ma adesso mi sarei anche un po' rotto.  A questo punto vorrei vederla declinare questa estate che mi obbliga a stare in casa più di quanto non faccia in inverno e mi fa vivere in penombra, con le finestre chiuse e le persiane accostate quando fuori c'è il sole.


Mi sono rotto del sole perché il sole in estate è proibitivo. Mi sono rotto di respirare aria artificiale,
di vivere sotto vetro come un cetriolino,
rotto dei getti freddi che escono dai bocchettoni, in casa e in macchina.


Voglio guidare col gomito fuori. 
      


Più che altro voglio poter stare fuori, quando mi pare.  
    
E voglio picchiare chi scrive
che l'estate è sinonimo di vita all'aria aperta.