martedì 22 maggio 2018

Oltre l’illusione



"Ogni giorno, ci vengono proposti modelli da emulare, siamo letteralmente bombardati da immagini di donne e uomini bellissimi, sorridenti, pieni di vitalità, con famiglie perfette, carriere vertiginose, vite mondane turbinanti, attività sportive sfrenate.
Veniamo invitati a prendere questi esempi come le uniche espressioni di una vita di successo, con il risultato che spesso, nel confronto con questi prototipi, spesso poco realistici, molti si sentono frustrati, la vita appare loro troppo banale, le energie disponibili molto inferiori alle richieste.
Di fronte alle immagini proposte, per esempio, dalla moda, quanti si sentono di poter vantare uno stile sempre fresco, impeccabile e adeguato a ogni circostanza? Ben pochi, crediamo. Diciamo, piuttosto, che la pioggia ci sorprende proprio quando indossiamo le scarpe meno opportune, veniamo invitati a una festa e ci presentiamo troppo sportivi o troppo eleganti, passiamo mezz'ora davanti all'armadio aperto per decidere cosa indossare a un colloquio di lavoro o a una serata galante, e se gli amici ci fanno una visita a sorpresa a casa, di sicuro non ci troveranno nella nostra tenuta più glamour.
Queste condizioni possono far sentire fuori luogo, ma in realtà sono deliziose, perché autentiche e genuine. Sono situazioni che capitano alle persone che vivono, a differenza degli standard proposti, che sono statici, costruiti e artefatti.
E lo stesso vale per i modelli estetici: magri e bellissimi, con la pelle liscia e i capelli lucenti. Ma quando stiamo con una persona, ciò che ci tocca dentro e ci fa stare bene sono ben altre qualità. Dopo un incontro, ricordiamo i sorrisi, gli sguardi, le parole, la simpatia, l’intelligenza, la gentilezza, e siamo spinti ad approfondire un'amicizia per ciò che ci dà e per ciò che abbiamo piacere di donare.
Anche per quanto riguarda la famiglia ideale, non c’è modello che valga neanche lontanamente la vita reale. Nessuno spot può eguagliare il conforto umano fornito in un momento difficile, la forza che unisce una famiglia quando deve affrontare un problema, le spontanee risate che nascono da semplici gesti quotidiani, la tenerezza che si prova nell’osservare qualcuno che si ama, la complicità che scaturisce dalla conoscenza.
Lo stesso dicasi per la maggioranza dei film che ci mostrano protagonisti ambiziosi, tenaci, coraggiosi e magari anche spiritosi. Personaggi che escono sempre vittoriosi dalle loro vicissitudini, anche quando, in un primo tempo, appaiono deboli o paurosi.
Di fronte a questi campioni, come sembriamo timidi, fragili e perdenti. Eppure siamo stupendi ed eccezionali proprio per le nostre paure da sconfiggere, per i nostri drammi da superare, le nostre certezze da far nascere cercandole dentro di noi e, perché no, anche per le nostre sconfitte.
Quando vediamo un bambino affrontare le sue prime sfide, non possiamo rimanere impassibili, sentiamo vibrare qualcosa dentro, soffriamo quando fa fatica, gioiamo quando raggiunge un traguardo. E dovrebbe essere sempre così, nel corso della vita, perché anche se cambia l’altezza e muta la fisionomia, quando incontriamo nuove montagne, alte o basse che siano, siamo ancora come bambini davanti a vette da scalare. Perché perdere la capacità di emozionarsi, quando a compiere piccole o grandi imprese è un adulto? I dubbi e le paure non svaniscono con l'età e un eroe non è tale soltanto se compie imprese al cardiopalmo.
Tra la propensione a emulare modelli non propri e la rincorsa verso uno stile di vita iperattivo è difficile trovare affascinanti la calma, l’introspezione e la ricerca di un proprio centro, anche se poi, guarda caso, l'ammirazione più grande si rivolge sovente a chi sembra attraversare le tempeste senza bagnarsi. E quali sono le persone che, nonostante i temporali, conservano la pace e mantengono la rotta? Sono quelle che hanno individuato un proprio centro e conquistato un equilibrio interiore. Fattori, questi, che non si trovano all'esterno e non vengono serviti su un vassoio, ma devono essere cercati e trovati dentro di noi.
Quando una persona cerca, spesso inconsapevolmente, di raggiungere un ideale stereotipato creato da altri, si allontana da se stessa e rischia di perdere di vista i suoi reali desideri e obiettivi. Si ritrova, così, a vivere una vita nella quale non si riconosce e finisce per non sapere più cosa vuole, perché ha perduto l’appartenenza al sé. Questo espone al rischio di diventare sempre più vittima involontaria di ulteriori condizionamenti, che allontanano sempre di più dalla propria reale identità.
È soltanto attraverso un viaggio all’interno di noi stessi, che possiamo scoprire un personale e affascinante universo, trovare la nostra missione di vita e condurre una vera esistenza di successo. Perché, a quel punto, il successo è una vittoria assolutamente personale, è la realizzazione del proprio compito divino e non la copia di un qualunque stereotipo di massa."

Tratto dal libro La quinta via di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini 




lunedì 21 maggio 2018

Stupidità e saggezza


«La stupidità deriva dall'avere una risposta per ogni cosa. 
La saggezza deriva dall'avere, per ogni cosa, una domanda». 

Milan Kundera

sabato 19 maggio 2018

Chi ha scritto la Genesi?


«Subito, all’inizio della Genesi, è scritto che Dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali.
Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo, non da un cavallo».

Milan Kundera

sabato 12 maggio 2018

Essere amati senza merito

«L'amore è per definizione un dono non meritato; 
anzi, l'essere amati senza merito è la prova del vero amore».
Milan Kundera

venerdì 4 maggio 2018

Amare è preferire


«Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire.
Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo. E queste preferenze condivise popolano l’invisibile cittadella della nostra libertà.
Noi siamo abitati da libri e da amici.»

Daniel Pennac

giovedì 3 maggio 2018

Amare o essere amati?

«Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza.»
Milan Kundera

mercoledì 2 maggio 2018

La banalità

«È l’humus della vita, la banalità.
Raramente ci piove addosso una perla, un granello di sabbia, un minuzzolo luccicante.
E in questo oceano di onde qualunque, il potere è il vizio banale piú comune nell’uomo.»
Fred Vargas

mercoledì 11 aprile 2018

C'era una volta...



Tutto ha inizio con l'antico monito “conosci te stesso”.
Sebbene gli esseri umani siano convinti di conoscersi e di essere dotati di coerenza e coesione psichica, in realtà si conoscono poco e sono volubili e influenzabili. Gli stimoli esterni provocano continui dubbi, turbamenti e cambiamenti di rotta, mettendo in risalto l'esistenza di personalità multiple o quanto meno di un'identità frammentata. Sembra che questa sia la natura dell'essere umano, il quale può, però, ricercare in se stesso un nucleo che gli dia stabilità, senza impedirgli di crescere. Si tratta di rapportare ogni nuovo apprendimento a un io unitario e permanente.
Sono molte le voci e le opinioni che agitano la mente umana e che, entrando in conflitto tra loro, infliggono battute d'arresto e causano tensioni ardue da risolvere. Scontri e divergenze interiori sono il chiaro segnale di una personalità frammentata, che tende a subire la vita più che partecipare volontariamente al suo dispiegarsi.
Una delle più grandi illusioni dell'essere umano riguarda appunto il suo io. Quella che potremmo definire la “macchina-uomo” è un evoluto congegno con cui e attraverso il quale tutto accade, ma che non può fare, se per fare intendiamo un agire deliberato e volontario. Per fare, occorre un'identità permanente, mentre ciò che viene comunemente chiamato "io" muta con la stessa rapidità con cui cambiano i pensieri, i sentimenti e gli umori. Commette un grave errore, chi considera se stesso sempre una sola stessa persona, perché in realtà egli è sempre una persona differente. Ogni pensiero, ogni desiderio, ogni avversione, ogni sensazione, ogni umore dice “io”; io penso; io desidero; io detesto; io sento; io ho bisogno. Si dà per scontato che questo io appartenga a un tutt'uno, ovvero all'intero essere umano, e che, di conseguenza, i pensieri, i desideri, le avversioni, le sensazioni e gli umori siano espressi da questo tutt'uno. Nella realtà dei fatti, una simile supposizione non ha fondamento, perché ogni idea e ogni capriccio compaiono e vivono in modo indipendente dall'unità. Questo tutt'uno non si esprime mai, per la semplice ragione che esso non è strutturato, cioè esiste di per sé, ma solo fisicamente, in quanto corpo, e in astratto, in quanto concetto.
L'essere umano non ha un Io individuale, piuttosto ha centinaia di piccoli io separati, talvolta sconosciuti tra loro, talvolta ostili l’uno nei confronti dell’altro, che sono reciprocamente esclusivi e incompatibili. Ogni volta che una persona dice o pensa “io”, quell'io è differente, ora è un pensiero, ora una sensazione, ora un altro pensiero, ora un'altra sensazione, e via di seguito senza fine.
L'essere umano è una pluralità, che deve realizzare l'unità, portando in essere ciò che viene chiamato Io o .
E non si sottovaluti la differenza tra un io e un Io: l'iniziale maiuscola non è un gioco grafico, ma sta a rappresentare l'identità, come fosse un nome proprio.

Tratto dal libro La quinta via di Samantha Fumagalli e Flavio Gandini

Samantha Fumagalli e Flavio Gandini, ricercatori, scrittori e docenti, dopo aver studiato e sperimentato le scoperte enunciate dal professor Calligaris, hanno inventato la Dermoriflessologia® e la Dermoalchimia®, due discipline olistiche dedicate all'armonizzazione di corpo, mente e spirito e allo sviluppo della coscienza umana e della spiritualità. Nel 2000 hanno fondato l’Associazione Vega per lo studio e la divulgazione di queste materie e hanno dato vita all'Accademia di Dermoriflessologia.


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giovedì 5 aprile 2018

Nuovo nato in casa G&V


La pietra filosofale è un ottimo spunto per presentare questo libro, che pone le basi per un vero laboratorio alchemico interiore.
Alla pietra filosofale sono attribuite tre proprietà: donare la conoscenza, fornire l'elisir di lunga vita e trasmutare il piombo in oro. Poteri straordinari che simboleggiano la ricongiunzione dell'anima con la dimensione spirituale, onnipresente e onnipotente. Da qui la conoscenza, che scaturisce dalla comprensione di se stessi e del mondo circostante, l'elisir di lunga vita, risultato di nuovi modi di pensare e di agire, e la trasmutazione del metallo vile in oro, ovvero l'individuazione del sé superiore.
L'alchimia si fonda sulla relazione tra spirito e materia e per l'alchimista la metamorfosi interiore si riflette in un miglior benessere psicofisico, una vita più creativa e una maggior prosperità.
La quinta via è un percorso alchemico di trasmutazione psichica, che integra spirito e materia.
L'insegnamento si rifà all'antico sapere ermetico, la parte pratica è composta da azioni quotidiane, meditazioni e Dermoalchimia.

Disponibile anche in ebook.

Link per l'acquisto:


mercoledì 4 aprile 2018

Il demone, questo sconosciuto

I demoni fanno parte della storia dell'uomo fin dai primi momenti della sua comparsa sul pianeta Terra e, forse su altri pianeti. Ogni volta che qualcosa va storto, che non rispecchia le nostre aspettative, quando la sorte, insomma, sembra remare contro, ci si convince che un demone stia facendo il proprio lavoro a nostro discapito.
E i piccoli demoni, quelli meno conosciuti e non catalogati negli elenchi infernali non sono meno dannosi degli occupanti le "alte sfere" della gerachia diabolica.
Presentiamone uno, il cui nome è del tutto misconosciuto, le cui azioni, però, sono ben note a molti.

Menagraham (a volte si fa chiamare anche Portasfigael)

Come la maggior parte dei suoi parigrado ha assolutamente bisogno di impossessarsi di un umano per potersi manifestare con eventi materici. Pertanto sceglie un soggetto idoneo a prestare la sua voce, promettendogli l'immunità. Soltanto con le parole del suo tramite riesce a compiere i piccoli disastri che realizzano la sua missione.

Personaggi:
la vittima della persecuzione (sarà il narratore della vicenda in prima persona);
il tramite di Menagraham (la seconda voce del dialogo).

Scenario:
una situazione facente parte della più assoluta normalità e che, quindi, la vittima considera assolutamente tranquilla e innocua.

Epilogo:
lo vediamo nella foto finale.

Nota Bene:
la storia è evidentemente inventata e anche i personaggi, ma la morale, come nelle fiabe, è autentica.

Ho appena avviato il motore dell'auto per recarmi a comprare una chiave fissa nell'utensileria del paese vicino al mio. Sono soltanto due chilometri, ma, a causa di una leggera pioggia, ho deciso di non andarci in bicicletta.
La strada che devo percorrere è secondaria, o forse anche terziaria (ammesso che esistano strade di tale categoria). Più o meno transiteranno venti auto in una giornata, la conosco meglio delle mie tasche, è dritta, pianeggiante e anche asfaltata da poco.
Si avvicina un conoscente e mi dice: «Stai andando a Xxx?».
«Sì, - rispondo - faccio un salto in utensileria».
«E che ci vai a fare?».
«Guarda, è una strana storia. - Spiego - Da un paio di mesi abbiamo programmato una vacanza-turismo in mountain-bike. Siamo in sei amici e ogni anno organizziamo un tour sugli Appennini. Nel pomeriggio si parte, ma questa mattina, quando sono andato nel box per montare il portabici sull'auto, non ho trovato la chiave da 13. È molto strano perché gli attrezzi sono tutti appesi in ordine e lo spazio della chiave era vuoto».
«Brutto segno! - Bofonchia. Poi a voce più alta si spiega - È il destino che ti dice di restare a casa. Ne sono certo. È così che si annunciano le disgrazie».
«Rinunciare per una chiave inglese? Ma se abbiamo anche pagato gli alberghi...».
«Mai pagare in alticipo. Non si può mai sapere cosa può accadere all'ultimo istante».
Decido di dirottare il discorso su argomenti meno dolorosi.
«E tu che ci vai a fare a Xxx, stamattina? Beh, ma intanto sali, altrimenti non arriviamo più».
«Vado dall'assicuratore, - comunica chiudendo la portiera - devo stipulare un'assicurazione contro gli infortuni».
Metto la mano sinistra sul profilo del finestrino sperando che, almeno quello, sia di ferro e serva come scongiuro.
«Fanne una anche tu. Questa propone la copertura per l'invalidità totale e parziale, permanente e provvisoria... Per te che vai in posti impervi e isolati con la bicicletta, sarebbe il minimo».
Sono partito e, dopo cento metri già fermo all'unico semaforo del paese, che, ovviamente è diventato rosso non appena mi sono avvicinato.
Lui si mette una mano nei capelli, disperato, e con l'altra indica il quarto bottone della mia camicia. Oddio, penso, non avrò chiuso la cerniera dei pantaloni?
«Non hai allacciato la cintura di sicurezza!!!».
«Dio Santo, - replico, infastidito - sono solo due chilometri in mezzo ai campi».
«Ma bisogna metterla sempre! Non sai come è pericoloso viaggiare senza?».
«Che palle, ti sembra che stiamo viaggiando? Andiamo a cinquanta all'ora...».
«Ieri è morto un automobilista sulla provinciale, urtando un paracarro. Ed era appena partito al semaforo».
Non ne posso più. Dopo alcune manovre scaramantiche decido di farlo smettere agganciando la maledetta cintura. Non si muove.
Tiro più forte, ma continua a non muoversi.
Provo a guardare. Sembra tutto normale.
Tiro di nuovo. Che diavolo è successo? Volto la testa verso l'avvolgitore.
È bastato un istante di distrazione...