mercoledì 19 aprile 2017

La legge del dono

La legge del dono fatto da amico ad amico
è che l’uno dimentichi presto di aver dato
e l’altro ricordi sempre di aver ricevuto.
Seneca

lunedì 17 aprile 2017

Il potere dei desideri

Sarebbe bello e auspicabile che ognuno si riappropriasse del grandioso potere di desiderare senza frenare l’ispirazione del cuore. Aspirare a una vita d’amore, di felicità, di salute e prosperità è un diritto innegabile per chiunque, ma non sempre risulta così facile.


Un elemento fondamentale (seppur non l’unico) per perseguire grandi obbiettivi è l’attitudine perpetrata nel tempo a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire della realtà. E per fare ciò occorre recuperare, sviluppare e tener desto un forte pensiero positivo e propositivo nonché una buona dose di ottimismo.
L'ottimismo al timone della vita! 
Ed è proprio sull’ottimismo che vorrei porre l’accento, perché, per mantenere vitale la speranza e forte la fede, occorre un atteggiamento gioioso e fiducioso.
Ma come si fa a risvegliare l'ottimismo, quando è assopito, e restituire smalto al nostro pensiero positivo?
Una strada percorribile è la Dermoriflessologia. Questa metodologia si avvale della proprietà del corpo di mantenere memoria del vissuto soggettivo, genetico e ancestrale, così da stimolare risposte autonome e soggettive volte al benessere del corpo e dello spirito.
Esistono migliaia di punti riflessogeni (Linee, Aree e Placche circolari), ma oggi voglio concentrarmi sulla Placca cutanea che custodisce la matrice dell’ottimismo ed è preposta ad archiviare tutto il vissuto inerente a questo sentimento.
A ogni Placca presente sull’epidermide corrisponde una ben precisa memoria energetica collegata a un sentimento o a una facoltà umana. Per risvegliare la memoria energetica connessa è necessario stimolare la Placca opportuna. Puoi immaginare una Placca come un’unità di memoria contenente informazioni di fatti avvenuti ed emozioni provate (dati che fanno capo al sistema energetico che si esprime nel tempo e nello spazio).
Ti faccio un esempio: la Placca della Felicità contiene la matrice della felicità, ma nel contempo archivia migliaia di informazioni relative agli episodi della tua vita che hanno come tema la felicità. Che cosa significa questo? Vuol dire che all’interno della piccola area cutanea si riflettono i ricordi di quando sei stato felici, ma anche di quando qualcosa ti ha impedito di esserlo. È un po’ come se ogni minuscolo punto appartenente alla Placca permettesse di ricostruire un evento, un sentimento, un’emozione, un pensiero… Potrai trovare, per esempio, un piccolo file che si intitola “Felicità, 21 marzo 2003, ore 11.00”. A questo ipotetico capitolo fanno capo ricordi consci e inconsci di immagini, parole e suoni, odori, sensazioni fisiche, emozioni, tutti collegati al suddetto evento.
Poiché spesso le situazioni che vengono registrate con maggiore evidenza sono quelle dove una sensazione di dolore segnala un pericolo, i primi ricordi a emergere possono essere quelli negativi, ma proprio questa priorità nel venire a galla permette di rielaborare e liberare episodi dal contenuto difficile.
Ogni elemento non pienamente metabolizzato conserva un corredo emozionale poco controllabile che costituisce un impedimento per il raggiungimento di un obbiettivo.
Volendo lavorare sull’ottimismo, bisogna sapere che tale sentimento si attiva e si esprime al meglio se si sono compresi i motivi che rendono difficile essere fiduciosi nell’oggi e nel domani. Superati gli scogli, infatti, riuscirai a entrare in contatto con il sentimento al suo stadio di matrice, quindi nel pieno del suo potere espressivo e creativo.

Per sperimentare l'uso della Dermoriflessologia con la Placca dell'Ottimismo, puoi scaricare l'ebook Ottimismo e pensiero positivo:

Se vuoi un percorso più articolato, che ti aiuti a vivere in maniera felice, raggiungendo i tuoi obbiettivi con meno fatica, allora ti consiglio Guerrieri stanchi di lottare (disponibile sia in ebook sia in cartaceo).
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Libro:

giovedì 6 aprile 2017

Antagonismi


“Guarda sempre l’uomo che sta facendo il tiro alla fune con te. 
Non limitarti a tirare la tua estremità, 
alza lo sguardo e guardalo negli occhi: 
solo così saprai che è un essere umano, esattamente come te.” 
Carlos Castaneda

giovedì 30 marzo 2017

Patogenesi moderna e antica demonologia - Calligaris e Jung

Riceviamo questo interessante e impegnativo lavoro di confronto fatto da Asclepio. In questa pagina pubblichiamo soltanto l'inizio, invitando chi fosse interessato a cliccare sul link posto alla fine del testo per proseguire la lettura.

Anche fra coloro che conoscono la figura di Giuseppe Calligaris, sono pochi quelli che hanno preso in considerazione i suoi testi sul cancro, sulle malattie psichiatriche e le sue ipotesi patogenetiche.
Fra le numerose scoperte fatte dal Calligaris vi sono le placche cutanee la cui stimolazione attiva le funzioni autoscopiche ed eteroscopiche, di cui abbiamo detto nel nostro precedente articolo. Tali placche una volta stimolate sono in grado di attivare nello sperimentatore la capacità di vedere immagini riferite a sé o ad altri (auto o etero-scopia); in altri casi la stimolazione delle placche porta alla esteriorizzazione “oggettiva” delle immagini evocate su uno specifico campo cutaneo, attraverso immagini dermografiche spontanee.  Tale possibilità ha dato modo di effettuare delle “esplorazioni” con carattere diagnostico. Infatti la presenza di alcune placche più adatte permette all’osservatore, una volta posto in presenza  di un paziente o di un reperto di questi (materiale organico: un capello, campioni biologici oppure una foto), di attivare la capacità di  rilevare molte informazioni, come le zone anatomiche interessate, la struttura istologica etc. oltre che ovviamente, permettere la visione o la rappresentazione dell’agente patogeno. Che tale associazione fosse valida veniva corroborato dall’apparizione di immagini di patogeni noti all’epoca, in presenza di reperti o di pazienti con la corrispondente patologia.

Immagine11

Immagine dermografica di alcuni patogeni. In (1) si vede bacillo di Koch, 
comparso in presenza di un tubercolo polmonare asportato da un paziente.

domenica 26 marzo 2017

Tempo di bilanci

E anche marzo è agli sgoccioli.
Passati i primi tre mesi del 2017, quali bilanci possiamo fare?

Alla fine di ogni anno è d’uso liberarsi di qualcosa di vecchio e inaugurare quello che si sta affacciando con qualcosa di nuovo. Tradizione che sta a simboleggiare la necessità di lasciare andare ciò che non serve più e prepararsi al nuovo ciclo con un atteggiamento aperto e ben augurante.
Sappiamo bene che i primi giorni dell’anno sono caratterizzati da migliaia di buoni propositi. Ognuno ha i propri sogni da realizzare, battaglie da combattere, sfide da vincere. Ma che cosa trasforma un semplice desiderio in una realtà tangibile? La chiarezza del bersaglio da centrare innanzitutto, e poi l’energia, la tenacia, l’entusiasmo, la volontà, la fede, il coraggio, l’amore e, ovviamente, un pizzico di buona sorte. Si sprigiona una magia speciale quando una persona insegue un sogno con amore e determinazione. La realizzazione del sogno è frutto di una vera alchimia interiore che si riflette nella realtà e diviene manifestazione concreta.
Ma oggi, volendo tirare quattro somme, i nostri buoni propositi che fine hanno fatto?
E come sta andando questo nuovo anno?
Se la risposta non è “WOW! Strepitosamente bene!” allora potrebbe interessarti leggere questo ebook...

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Ottimismo e pensiero positivo
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venerdì 24 marzo 2017

Il blocco dello scrittore

Problema diffuso tra gli aspiranti scrittori, tra quelli alle prime armi, ma anche tra gli scrittori affermati è il famigerato blocco dello scrittore.
A poco servono le rassicurazioni e gli incoraggiamenti, quando la pagina bianca ha la meglio sulla volonta di imprimervi sopra qualcosa di significativo.
Ma, forse, sapere di condividere questo dramma con qualcuno di veramente famoso, qualcuno che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della letteratura, potrà essere uno sprone per superare la difficoltà.
Sentiamo, allora, cosa scrive Ernest Hemingway a proposito del primo approccio alla pagina bianca:


A volte, quando stavo cominciando una nuova storia e non sapevo come andare avanti, mi sedevo di fronte al fuoco e spremevo la buccia di piccole arance sul bordo della fiamma e guardavo lo scoppiettare del blu che facevano. Mi rimettevo in piedi, guardavo oltre i tetti di Parigi e pensavo: «Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai adesso. Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci».
Così scrivevo una frase vera e poi partivo da qui. Era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo visto o che avevo sentito pronunciare da qualcuno. Se avessi cominciato a scrivere in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce o presenta qualcosa, mi sarei visto costretto a tagliare quest’orpello e a ricominciare con la prima vera semplice frase che avevo scritto.

Possiamo anche noi partire dalla frase più vera che conosciamo? Perché no! Non ci resta che provare.