giovedì 30 marzo 2017

Patogenesi moderna e antica demonologia - Calligaris e Jung

Riceviamo questo interessante e impegnativo lavoro di confronto fatto da Asclepio. In questa pagina pubblichiamo soltanto l'inizio, invitando chi fosse interessato a cliccare sul link posto alla fine del testo per proseguire la lettura.

Anche fra coloro che conoscono la figura di Giuseppe Calligaris, sono pochi quelli che hanno preso in considerazione i suoi testi sul cancro, sulle malattie psichiatriche e le sue ipotesi patogenetiche.
Fra le numerose scoperte fatte dal Calligaris vi sono le placche cutanee la cui stimolazione attiva le funzioni autoscopiche ed eteroscopiche, di cui abbiamo detto nel nostro precedente articolo. Tali placche una volta stimolate sono in grado di attivare nello sperimentatore la capacità di vedere immagini riferite a sé o ad altri (auto o etero-scopia); in altri casi la stimolazione delle placche porta alla esteriorizzazione “oggettiva” delle immagini evocate su uno specifico campo cutaneo, attraverso immagini dermografiche spontanee.  Tale possibilità ha dato modo di effettuare delle “esplorazioni” con carattere diagnostico. Infatti la presenza di alcune placche più adatte permette all’osservatore, una volta posto in presenza  di un paziente o di un reperto di questi (materiale organico: un capello, campioni biologici oppure una foto), di attivare la capacità di  rilevare molte informazioni, come le zone anatomiche interessate, la struttura istologica etc. oltre che ovviamente, permettere la visione o la rappresentazione dell’agente patogeno. Che tale associazione fosse valida veniva corroborato dall’apparizione di immagini di patogeni noti all’epoca, in presenza di reperti o di pazienti con la corrispondente patologia.

Immagine11

Immagine dermografica di alcuni patogeni. In (1) si vede bacillo di Koch, 
comparso in presenza di un tubercolo polmonare asportato da un paziente.

domenica 26 marzo 2017

Tempo di bilanci

E anche marzo è agli sgoccioli.
Passati i primi tre mesi del 2017, quali bilanci possiamo fare?

Alla fine di ogni anno è d’uso liberarsi di qualcosa di vecchio e inaugurare quello che si sta affacciando con qualcosa di nuovo. Tradizione che sta a simboleggiare la necessità di lasciare andare ciò che non serve più e prepararsi al nuovo ciclo con un atteggiamento aperto e ben augurante.
Sappiamo bene che i primi giorni dell’anno sono caratterizzati da migliaia di buoni propositi. Ognuno ha i propri sogni da realizzare, battaglie da combattere, sfide da vincere. Ma che cosa trasforma un semplice desiderio in una realtà tangibile? La chiarezza del bersaglio da centrare innanzitutto, e poi l’energia, la tenacia, l’entusiasmo, la volontà, la fede, il coraggio, l’amore e, ovviamente, un pizzico di buona sorte. Si sprigiona una magia speciale quando una persona insegue un sogno con amore e determinazione. La realizzazione del sogno è frutto di una vera alchimia interiore che si riflette nella realtà e diviene manifestazione concreta.
Ma oggi, volendo tirare quattro somme, i nostri buoni propositi che fine hanno fatto?
E come sta andando questo nuovo anno?
Se la risposta non è “WOW! Strepitosamente bene!” allora potrebbe interessarti leggere questo ebook...

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venerdì 24 marzo 2017

Il blocco dello scrittore

Problema diffuso tra gli aspiranti scrittori, tra quelli alle prime armi, ma anche tra gli scrittori affermati è il famigerato blocco dello scrittore.
A poco servono le rassicurazioni e gli incoraggiamenti, quando la pagina bianca ha la meglio sulla volonta di imprimervi sopra qualcosa di significativo.
Ma, forse, sapere di condividere questo dramma con qualcuno di veramente famoso, qualcuno che ha lasciato una traccia indelebile nella storia della letteratura, potrà essere uno sprone per superare la difficoltà.
Sentiamo, allora, cosa scrive Ernest Hemingway a proposito del primo approccio alla pagina bianca:


A volte, quando stavo cominciando una nuova storia e non sapevo come andare avanti, mi sedevo di fronte al fuoco e spremevo la buccia di piccole arance sul bordo della fiamma e guardavo lo scoppiettare del blu che facevano. Mi rimettevo in piedi, guardavo oltre i tetti di Parigi e pensavo: «Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai adesso. Tutto quello che devi fare è scrivere una frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci».
Così scrivevo una frase vera e poi partivo da qui. Era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevo o che avevo visto o che avevo sentito pronunciare da qualcuno. Se avessi cominciato a scrivere in maniera elaborata, o come qualcuno che introduce o presenta qualcosa, mi sarei visto costretto a tagliare quest’orpello e a ricominciare con la prima vera semplice frase che avevo scritto.

Possiamo anche noi partire dalla frase più vera che conosciamo? Perché no! Non ci resta che provare.

mercoledì 22 marzo 2017

Questo non è un uovo

 ... o forse sì? 

Di sicuro, però, non è un uovo questo: 
https://www.amazon.it/Abel-P-M-Mucciolo-ebook/dp/B01K11SI06/

... ma al suo interno, quando lo leggerete, vi troverete moltissime sorprese e vi stupirà e sorprenderà a ogni pagina.
Vi state chiedendo perché ne parlo proprio oggi e a proposito di uova?
Semplicemente perché da oggi e fino a Pasqua questo romanzo è in regalo e leggerlo è un'avventura straordinaria...
E se non credete a me, guardate che cosa ne pensano i lettori:

Avvincente e sorprendente
"Abel" è una bella storia, con protagonisti riuscitissimi e una trama che sorprende in continuazione. L'autrice scrive davvero molto bene e riesce a catturare il lettore fin dalle prime pagine. Mi è piaciuto molto il filo conduttore che porta a chiedersi qual è il proprio punto debole, quello su cui il "Male" potrebbe accanirsi, trovandoci scoperti e vulnerabili... perché è questo, in sintesi estrema, quello che accade a uno dei due protagonisti del romanzo. Lo consiglio a tutti, giovani e meno giovani, perché è una storia godibilissima, ma consiglio anche di leggere prima "Le ombre azzurre", perché "Abel" è il seguito.
Voto: 5.0 su 5 stelle 

Coinvolgente
Questo libro è il seguito de " Le ombre azzurre" un fantasy-horror davvero molto diverso dai soliti. Intanto l'ambientazione: Italia anni 60. Per le persone come me, che a quei tempi erano bambini è una ambientaione fantastica. Mi ha fatto ricordare cose alle quali non pensavo più da anni. La scrittura a me è piaciuta tantissimo avvincente e adrenalica ma con una vena di humor sottile che rende la lettura piacevolissima. La storia è originale e i protagonisti così ben descritti che ti sembra di conoscerli. Dato che questo libro ha un seguito spero di dover aspettare 5 anni per leggerlo. Consiglio questo libro agli amanti degli anni '60, del fantasy e dell'horror.
Voto: 5.0 su 5 stelle

Abel
Intrigante e appassionante, con risvolti inaspettati. Personaggi ben creati e storia ricca di sorprese e colpi di scena. Lo consiglio vivamente.
Voto: 4.0 su 5 stelle 

Cosa aspettate ad acchiappare l'uovo al volo?
(anche perché, se cade, si rompe)

martedì 21 marzo 2017

Solidarietà

Se ne fa un gran parlare, di solidarietà, negli ultimi tempi, ma troppo spesso il significato di questa parola viene associato a un vago sentimento di buonismo, che si traduce nel sentirsi caritatevoli verso chi soffre e si esprime attraverso qualche buona parola o una donazione in denaro.
Mi chiedo, però, se c'è ancora chi si interroga sul senso profondo, etico e filosofico, di questo termine. Sul rapporto di comunanza che dovrebbe esistere tra i membri di una collettività, sulla capacità e la volontà di collaborare e assistersi a vicenda, sulla necessità di condividere idee, dubbi, paure, progetti...

Mi sembra che la solidarietà che "va di moda" oggi sia improntata su un'onda emotiva, pilotata più o meno sapientemente da giornalisti e politici e spot televisivi che portano alla ribalta i più deboli (immigrati, disabili, malati), le vittime di qualche disastro ambientale (terremoti, valanghe), gli abitanti degli stati più poveri del mondo, e su quest'onda emotiva, che spinge alla commozione, viene chiesto alle persone di sentirsi solidali e fare un piccolo gesto di bontà.
E molti rispondono.
Rispondono, provando pietà.
Rispondono, parlandone con dolore e compassione.
Rispondono, inviando denaro per la ricerca, per la ricostruzione, per aiutare i più sfortunati.
Intendiamoci, non ho nulla contro i gesti di solidarietà, ma mi piacerebbe sapere che sono mossi da un autentico sentire e pensare etico, piuttosto che da subdoli sensi di autocompiacimento che fanno sentire buoni e a posto con la coscienza.

Penso che la dimensione sociale dovrebbe essere qualcosa che si percepisce prima di tutto dentro se stessi, qualcosa che ci fa rendere conto che siamo una multiforme espressione di pensieri e personalità. In noi esistono sfaccettature diverse. Siamo, per dirla con Pirandello, uno nessuno centomila. Ce lo dimostra anche il nostro corpo: un insieme di organi e apparati, di cellule e molecole e atomi. Siamo un insieme, una collettività che deve collaborare per vivere.
E allora, dobbiamo riconoscere che essere solidati è, in primo luogo, essere solidali con se stessi o, in altre parole, volersi bene. Volere il bene della pluralità che siamo interiormente e, per estensione, volere il bene collettivo, perché siamo una parte del Tutto, una cellula dell'Universo.


In questi termini, la solidarietà ha basi filosofiche, ma soprattutto nasce da un sentire profondo e sincero che la mette al riparo dall'influenza di slogan e propagande che ne snaturano il vero valore.

Samantha Fumagalli

sabato 11 marzo 2017

Cos'è la meteoropatia?

È noto che le condizioni atmosferiche influenzano l'uomo, il suo corpo e la sua psiche. Naturalmente, ci sono persone più soggette agli influssi del clima rispetto ad altre, ma tutti gli organismi viventi sono sensibili al sole, alla pioggia, al vento, al freddo, al caldo, alla luce, al buio.

giovedì 9 marzo 2017

La via per la longevità - 7° parte

(seguito di La via per la longevità - 6° parte)


I condizionamenti sociali. Ogni epoca ha e ha avuto le sue “stranezze”, che sono tali se considerate a posteriori. Infatti, quando osserviamo certi comportamenti del passato con occhi "programmati dalla visione dei tempi moderni", tendiamo a pensare: “Ma che diavolo avevano nel cervello i nostri antenati?”. E dimentichiamo che noi stessi, a breve, saremo gli stessi ridicoli antenati per le generazioni a venire.

lunedì 6 marzo 2017

Oggi parliamo di sogni

Lo sapevate che, secondo alcune statistiche, quasi il 90% dei sogni viene dimenticato entro 15 minuti dal risveglio?
E che, in base a un sondaggio, circa il 28% delle persone ha sperimentato almeno un sogno premonitore?