mercoledì 22 novembre 2017

Thriller stellato


5 stelle 
Sono rimasto letteralmente estasiato dalla capacità di sintesi. Già nelle prime righe, l'Autrice ha saputo esprimere tutta la sua competenza in materia. Adoro la letteratura noir e spesso mi è capitato di apprezzare opere intelligenti e appassionanti, ma stavolta, proseguendo la lettura, mi sono trovato davanti, proprio davanti, tutti i personaggi. E anche la casa di Aurora me la sono proprio goduta nei minimi particolari. Intrigante la scena del primo uomo ritrovato morto, che anticipa lo svolgimento di una storia curiosa e misteriosa. Gli ingredienti ci sono tutti e sono contento di aver trovato un gran bel romanzo. Testo originale, schietto e coinvolgente. Mi piace la capacità dell'Autrice nel descrivere i personaggi, il loro carattere e le loro aspirazioni.

5 stelle 
Un romanzo scritto in modo corretto e scorrevole. Ottimo l'inizio, che suscita attenzione e curiosità, dove l'autrice introduce i protagonisti e prepara i successivi sviluppi della storia. Non è facile presentare otto personaggi in poche pagine: forse non tutti sono tratteggiati da subito in maniera incisiva, ma pian piano ognuno di loro acquista spessore e diventa insostituibile. Divertente la scena con la possibilità per Lorenzo e Francesca di dover fare il viaggio fino a Brunico su un carro funebre... Ma non voglio svelare troppo di questo romanzo, perché è ricco di sorprese e colpi di scena, che sarebbe un delitto anticipare. A proposito di Brunico, trovo che sia un'ambientazione azzeccatissima per questa storia, e la casa di Aurora è descritta davvero in modo efficace. I dialoghi sono fluidi e ben equilibrati con il resto della narrazione. Mentre leggevo mi sono venute in mente storie memorabili come “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie e “Colpo di grazia” di Ellery Queen e questo mi fa pensare di aver trovato un romanzo davvero bello. Consigliato!

5 stelle 
Funziona questo romanzo dal titolo intrigante. Leggero, scorre bene e risulta semplice ma efficace. Tiene incollati alla lettura fino dalla prima all'ultima pagina. Complimenti!

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lunedì 20 novembre 2017

Promo d'Autunno


Quando fuori la temperatura scende, in casa cresce la voglia di calore, coccole e buone letture.
Cosa c'è di meglio che un bel camino acceso, una ciotola di pop corn e una tazza fumante per accompagnare una bella storia? Meglio ancora se questa storia fa anche un po' paura e magari parla di misteri soprannaturali e simboli arcani. Certo vogliamo essere catturati da personaggi interessanti e curiosi e non può mancare il protagonista che ci fa immedesimare e sognare...
E poi ci piace quando trionfa l'amicizia, per non parlare di quando sboccia l'amore...
Che ne dite, allora, di un bel mystery ambientato in montagna, a Brunico per la precisione, nel periodo freddo, con tanta neve, paesaggi suggestivi, un gruppo di amici in vacanza e misteriosi delitti da risolvere?

Per l'occasione, abbiamo pensato di fare una promozione speciale:
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venerdì 17 novembre 2017

Un posto per giocare

Ti ci trovi per caso, magari tornando a piedi in albergo, perché forse, l’impegno di andartela a cercare non ce l’avresti messo. Eppure, guardando la targa, anche frustrato dalla lingua, capisci che quel Pàl Utca vuol dire che sei lì, sei nella Via Pàl, come i famosi Ragazzi del libro.


Certo, per averlo letto devi avere una certa età e  aver conosciuto le scarse alternative che avevano le generazioni  precedenti, ma insomma, anche solo quel titolo, qualche ricordo  te lo fa scattare. Un ricordo polveroso come  le copertine dei libri che forse non hai neanche letto e hai soltanto trovato in uno scatolone, ma insomma, I Ragazzi della Via Pàl, sono un pezzo di storia e una storia di bande. Bande di ragazzini inizio secolo.
C’è una lapide adesso nella Via Pàl, una targa  dedicata “a Ferenc Molnar, ai suoi ragazzi e ai ragazzi di tutte le periferie”. Quelli che cercano un posto per giocare, insomma.  Che lo cercavano allora e continuano a cercarlo adesso. In tutte le periferie del mondo. 
Perché essere ragazzini  è una faccenda  grossa. 
Infinita. Universale. 

mercoledì 15 novembre 2017

La libertà di essere se stessi


Influenzati dalle opinioni comuni e schiacciati da una società massificatrice, si fa sempre più fatica a portare alla luce la propria vera essenza e a vivere in maniera autentica.
Ma è davvero un problema della civiltà attuale o in fondo è sempre stato così?
Liberarsi dai condizionamenti e scoprire il proprio genio è un'opera che richiede solerzia e coraggio e forse la pigrizia e la paura sono i principali ostacoli che si incontrano lungo il cammino, e che purtroppo fanno desistere la maggior parte delle persone.
L'argomento non è prerogativa della nostra epoca, tanto che il monito socratico «conosci te stesso» veniva pronunciato oltre 2.500 anni fa. Diciamo piuttosto che è una questione su cui i filosofi si sono interrogati dalla notte dei tempi.
Facendo un salto indietro nel tempo, un salto molto più corto di quello che ci porterebbe a incontrare Socrate, mi fermerei al 1874 per ascoltare quello che ha da dire in merito Friedrich Nietzsche nel suo saggio Schopenhauer come educatore.
Gli uomini ancor prima che pavidi sono pigri e soprattutto temono gli incomodi che procurerebbero loro una nudità e una sincerità incondizionata.
Fermo restando il problema di vivere una civiltà di massa, anche Nietzsche sottolinea il problema individuale, cioè di dover fare i conti con la propria pigrizia e con le proprie paure.
Soltanto gli artisti odiano questo incedere dolente, che ostenta maniere d'accatto e opinioni posticce, e svelano il segreto, la cattiva coscienza di ognuno, il principio cioè che ogni uomo è un miracolo irripetibile; essi soltanto osano mostrarci l'uomo nella sua peculiarità e unicità fin nel più piccolo movimento muscolare e, ancor più, osano mostrarci come, in questa rigorosa coerenza della sua unicità, è bello e degno di osservazione, nuovo e incredibile come ogni opera della natura, e niente affatto noioso.
Non è raro che molti pensatori di spicco si siano dimostrati dei solitari e talvolta persino dei misantropi, non celando affatto la loro avversione per gli altri uomini, e qui Nietzsche ne dà una possibile interpretazione.
Il grande pensatore che disprezza gli uomini, ne disprezza la pigrizia: poiché a causa di questa essi appaiono simili a prodotti di fabbrica, indifferenti, indegni di contatti e di ammaestramenti.
Com'è possibile, allora, smarcarsi da questa condizione che, oltre ad attirare la disapprovazione dei “grandi pensatori”, mantiene le persone nell'infelicità
Leggiamo la formula che suggerisce Nietzsche.
L'uomo che non voglia far parte della massa non ha che da smettere di essere accomodante con se stesso; segua piuttosto la propria coscienza che gli grida: «Sii te stesso! Tu non sei certo ciò che fai, pensi e desideri ora».
Ogni giovane anima sente ogni giorno e notte questo appello e ne trema; infatti presagisce, rivolgendo il pensiero alla sua reale liberazione, la misura di felicità destinatale dall'eternità; felicità che non riuscirà mai a raggiungere se incatenata dalle opinioni e dalla paura. E quanto assurda e desolata può divenire l'esistenza senza questa liberazione! Nella natura non c'è creatura più vuota e ripugnante dell'uomo che è sfuggito al suo genio e ora volge di soppiatto lo sguardo a destra e a sinistra, indietro e ovunque. Un tale uomo alla fine non lo si può neppure attaccare: è solo esteriorità senza nucleo, un marcio costume, pitturato e rigonfio, un fantasma agghindato che non può ispirate paura e tanto meno compassione.
La vita è troppo breve per essere sprecata senza aver individuato e percorso la propria strada.
La nostra straordinaria esistenza proprio nel suo ora ci dà forza più di ogni altra cosa a vivere secondo una legge e una misura nostra: quel qualcosa di inesplicabile per cui viviamo, proprio oggi, pur non avendo avuto il tempo infinito per nascere, per cui null'altro possediamo se non un oggi brevissimo e in esso dobbiamo mostrare perché e a che scopo siano nati proprio ora. Noi siamo responsabili davanti a noi stessi della nostra esistenza; quindi vogliamo essere i veri timonieri di questa esistenza e non permettere che assomigli a pura accidentalità senza pensiero. Con la vita bisogna saper trattare con audacia, esponendosi al rischio: tanto più che, sia nel migliore che nel peggiore dei casi, la perderemo. Perché, allora, essere attaccati a questa zolla, a questo mestiere, perché drizzare le orecchie per sentire ciò che dice il prossimo? È così provinciale sentirsi vincolati a opinioni che a distanza di qualche centinaio di miglia già non sono più vincolanti. Oriente e occidente sono segni di gesso che qualcuno traccia davanti ai nostri occhi per prendersi gioco della nostra pavidità. «Voglio tentare di raggiungere la libertà», si dice la giovane anima: ed ecco che dovrebbero impedirglielo due nazioni che per caso si odiane e si combattono, o un mare che divide due continenti, o il fatto che ovunque si insegna una religione che duemila anni fa ancora non esisteva. «Tu non sei tutto questo», si dice la giovane anima. «Nessuno può costruirti il ponte sul quale tu devi attraversare il fiume della vita, nessuno se non tu stessa. Ci sono sì infiniti sentieri e ponti e semidei pronti a portarti oltre il fiume; ma solo al prezzo di te stessa: tu daresti in pegno te stessa e ti perderesti. Nel mondo esiste una sola strada che nessuno, se non tu, può percorre: dove conduce? Non domandare, ma seguila!».
Anche Nietzsche, però, riconosce la difficoltà di intraprendere un simile percorso.
Ma come possiamo ritrovare noi stessi? Come può l'uomo conoscersi? È una cosa oscura e velata; e se la lepre ha sette pelli, l'uomo può toglierne sette volte settanta e neppure allora potrà dire: «questo ora sei realmente tu, non è più scorza». Inoltre, scavare se stessi in questo modo e profondare così per la via più diretta nel pozzo della propria esistenza, è un inizio tormentoso e azzardato. Con facilità ci si possono produrre delle ferite che nessun medico può sanare. E per giunta: a che scopo ciò sarebbe necessario, quando tutto testimonia del nostro essere: le nostre amicizie e le nostre inimicizie, il nostro sguardo, la nostra stretta di mano, la nostra memoria e ciò che dimentichiamo, i nostri libri e i tratti della nostra penna.
Ma ecco il mezzo per realizzare l'interrogatorio più importante. Guardi la giovane anima indietro nella propria vita, e si chieda: che cosa hai veramente amato, che cosa ha attratto la tua anima, che cosa l'ha dominata e allo stesso tempo resa felice? Allinea davanti a te questi venerati oggetti ed essi, forse, con il loro essere e la loro successione, ti daranno una legge, la legge fondamentale di te stesso. Confronta questi oggetti e osserva come l'uno completi l'altro, lo ampli, lo superi e lo trasfiguri fino a formare una scala su cui tu finora ti sei arrampicato alla conquista di te stesso; la tua vera essenza infatti non sta profondamente celata dentro di te, ma smisuratamente al di sopra di te o, almeno, al di sopra di ciò che tu sei solito considerare il tuo io.
I tuoi veri educatori e formatori ti svelano il senso originario e la materia fondamentale del tuo vero essere, qualcosa che non si può assolutamente educare né formare: i tuoi educatori non possono essere nient'altro che i tuoi liberatori. E questo è il segreto di ogni formazione: essa non dà membra artificiali, nasi di cera, occhi occhialuti, doni che solo la falsa immagine dell'educazione può dare. Essa è vera liberazione, rimozione di tutte le erbacce, rifiuti e parassiti che minacciano i delicati semi delle piante, è emanazione di luce e calore, tenero scroscio di pioggia notturna, essa è imitazione e venerazione della natura, quando questa si mostra materna e misericordiosa, e ne è perfezionamento, quando ne previene gli attacchi terribile e spietati volgendoli al bene, quando stende un velo sulle manifestazioni del suo animo matrigno e della sua triste follia.
Certo esistono altri mezzi per ritrovarsi, per rinvenire dall'intontimento in cui, come in una fosca nube, si vive normalmente: io però non conosco nulla di meglio che ricordarsi dei propri educatori e formatori.
Gli educatori e i formatori sono, ovviamente, le persone, le letture e le fantasie che ci hanno catturato, ammaliato e ispirato. Se sapremo trovare queste luci nella nostra vita, essi ci guideranno come fari nella nebbia verso la realizzazione della nostra vera essenza.

 Friedrich Wilhelm Nietzsche 1844 - 1900

lunedì 13 novembre 2017

Il merlo e la bimba che distillava storie


Dopo il grande interesse suscitato da Maranero, scarafaggio musicista, Patrizia Pinto si cimenta con un nuovo libro: Il merlo e la bimba che distillava storie.
Una favola magica dedicata ai bambini, ma che riesce a incantare anche gli adulti, risvegliando il bambino che è in ognuno di noi.
La storia parla dell'incontro di un piccolo merlo con Dora, una bambina capace di estrarre storie da tutto ciò che la circonda, attraverso l'utilizzo di un alambicco speciale. Questo alambicco magico è capace di trasformare un oggetto materiale in immagini e parole che ne riveleranno le vicende. Il merlo e Dora passeranno il pomeriggio a cercare oggetti perduti, dimenticati o intenzionalmente gettati per poter dar loro poi la possibilità di raccontarsi. Il merlo imparerà, così, ad ascoltare il mondo che lo circonda non solo con le orecchie ma anche con il cuore.
Scritto e illustrato da Patrizia Pinto.
Link per l'acquisto:

mercoledì 8 novembre 2017

Analfabetismo funzionale


Fino a qualche anno fa, conoscevamo l'analfabetismo come strutturale o come di ritorno.
Il primo è frutto dell'assenza di scolarizzazione e si identifica con l'incapacità di scrivere e leggere, il secondo deriva dal non utilizzo delle nozioni acquisite durante gli anni di scuola, con conseguente perdita delle suddette capacità.
Oggi, però, assistiamo a una nuova forma di analfabetismo, che viene definita funzionale. L'analfabetismo funzionale si traduce nell'incapacità di comprendere testi semplici e di elaborare le informazioni lette o sentite in pensiero critico.
Secondo il Rapporto nazionale sulle competenze degli adulti, stilato dall'ISFOL, la maggioranza degli italiani tra i 16 e i 65 anni si colloca a un livello piuttosto basso (2 su 5), dove le prestazioni riguardano la lettura e la comprensione di testi molto semplici.
Questo vuol dire, per esempio, che molti non sono in grado o fanno fatica a capire i libretti di istruzione, non riescono a valutare le notizie che leggono e mancano di competenze intellettuali utili ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Piuttosto che scoraggiarci di fronte a questi dati, cerchiamo di sviluppare e affinare le nostre competenze e qualità.
Come?
Dedicandoci ad attività quali: leggere, informarsi in maniera attenta e critica, imparare cose nuove, studiare anche al di fuori dei tradizionali percorsi di formazione, abituarsi a pensare e ragionare in maniera autonoma, confrontarsi con le altre persone in modo costruttivo, dedicarsi ad attività creative (musica, arte, eccetera), coltivare hobby e interessi vari...

sabato 21 ottobre 2017

Quando il superfluo diventa necessario

«Alcuni si immergono nei piaceri e, abituatisi, non ne possono più fare a meno e sono davvero infelici perché arrivano al punto che per loro il superfluo diventa necessario.»
Seneca